Month: March 2014

In Etiopia Gay Come Terroristi

In Etiopia Gay Come Terroristi

Bandiera Arcobaleno

In Etiopia l’atteggiamento verso il mondo LGBT sta peggiorando a vista d’occhio. Sembrerebbe, infatti, che il governo sia intenzionato a introdurre leggi anti-gay più severe e punitive, seguendo le orme delle ultime riforme attuate in Nigeria e Uganda.

Una proposta di legge renderebbe la pratica omosessuale un crimine imperdonabile, intollerabile, paragonabile al terrorismo, al contrabbando, allo stupro al traffico di esseri umani ed alla corruzione.

L’americana LGBTQnation ha spiegato che la settimana scorsa il consiglio dei Ministri etiope ha approvato l’atto, la prossima settimana verrà presentato al Parlamento e se sarà firmato diventerà legge.

Un attivista e portavoce dei diritti LGBT ha spiegato:

“La decisione di includere l’omosessualità in questo disegno di legge è semplicemente pura ignoranza da parte del governo. Il resto del mondo è impegnato a depenalizzare l’omosessualità perché si è finalmente resa conto che l’orientamento sessuale è un diritto umano troppo fondamentale. E’ profondamente preoccupante vedere questa situazione in Etiopia. Ha già leggi anti-LGBT molto rigide, tra cui 25 anni di reclusione per chiunque infetti un’altra persona con l’HIV durante rapporti omosessuali. La situazione, però, sta peggiorando in quanto sembra che il governo stia cercando di emulare leggi anti-gay nigeriane”

Retrocessione sociale

Ricordiamo all’Etiopia che l’articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 enuncia:

“Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.”

E’ vero che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani non è giuridicamente vincolante per gli Stati, ciononostante, i diritti e le libertà in essa riconosciuti sono considerati delle nazioni civili come principi inalienabili del diritto internazionale.

E’ triste constatare che l’Etiopia abbia l’intenzione di seguire i passi di paesi che violano la dignità ed il valore della persona umana, scoraggiando il progresso sociale diminuendo le libertà dei propri cittadini.

Fonti:

www.queerblog.it

www.ohchr.org

Flaviano Tarducci
Pubblicato su Segnali di fumo – il magazine sui Diritti Umani www.sdfamnesty.org

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Global Firepower 2014

Full Ranked List of Global Firepower 2014

Global Firepower 2014

NASA Blue Marble of Western Hemisphere

Global Firepower has finally created the “Power Index” which supplies a nation respective position in the rankings of relative military strenghts.

“War does not determine who is right – only who is left.” Bertrand Russell

Using datas from publicly-available sources such CIA.gov, CIA World Factbook and wikipedia (good source?), The Global Firepower provides an outstanding analytical data regarding 106 military powers. This ranking allow the comparison concerning relative military capabilities. Nuclear capabilities of each nation are not taken into account, the ranking is based on each nation’s conventional war-making capabilities across air, sea and land.

Countries Ranked By Military Strength 2014

A M1A1 tank firing its main gun

  1. United States of America
  2. Russia
  3. China
  4. India
  5. United Kingdom
  6. France
  7. Germany
  8. Turkey
  9. South Korea
  10. Japan
  11. Israel
  12. Italy
  13. Brazil

    Indian Navy’s aircraft carrier, INS Vikramaditya

  14. Pakistan
  15. Canada
  16. Taiwan
  17. Poland
  18. Indonesia
  19. Australia
  20. Ukraine
  21. Iran
  22. Vietnam
  23. Thailand

    PLAAF airmen on parade during a full honors arrival ceremony in 2000. ©Linda D. Kozaryn

  24. Saudi Arabia
  25. Syria
  26. Switzerland
  27. Spain
  28. Sweden
  29. Czech Republic
  30. Algeria
  31. Netherlands
  32. Mexico
  33. Belgium
  34. North Korea
  35. Austria
  36. Philippines
  37. Malasya
  38. Norway
  39. Ethiopia
  40. South Africa

    A New Zealand Army NZLAV at Tekapo Military Camp

  41. United Arab Emirates
  42. Denmark
  43. Singapore
  44. Yemen
  45. Croatia
  46. Nigeria
  47. Uzbekistan
  48. Finland
  49. Azerbaijan
  50. Romania

    IAR 330 Puma Naval ©Codrut Burdujan

  51. Belarus
  52. Portugal
  53. Colombia
  54. Argentina
  55. Bangladesh
  56. Greece
  57. Chile
  58. Peru
  59. Serbia
  60. Hungary
  61. Venezuela

    Coat of Arms Bolivarian Venezuelan Military Aviation ©Kwasura

  62. Kenya
  63. Georgia
  64. Morocco
  65. Tunisia
  66. Jordan
  67. Iraq
  68. Oman
  69. Bulgaria
  70. Slovakia
  71. Mongolia
  72. Angola
  73. Kuwait
  74. Ecuador
  75. Afghanistan
  76. Nepal
  77. Libya
  78. Sudan
  79. Kazakhstan
  80. Bahrain
  81. Qatar

    A pilot with the air force of Qatar performs a preflight check on his Mirage F1 aircraft prior to taking off on a mission during Operation Desert Storm.

  82. Lebanon
  83. Cambodia
  84. New Zeland
  85. Sri Lanka
  86. Democratic Republic of the Congo
  87. Uganda
  88. Paraguay
  89. South Sudan
  90. Bolivia
  91. Nicaragua
  92. Ghana
  93. Slovenia
  94. Zimbabwe
  95. Estonia
  96. Cameroon
  97. Panama
  98. Zambia
  99. Somalia
  100. Uruguay
  101. Laos
  102. Lithuania
  103. Mozambique
  104. Madagascar
  105. Tanzania

Factors

The formula behind the Global Firepower utilizes over fifty different factors and compares each nation.

Manpower: total populations, available manpower, fit for service, reaching military age annually, active military manpower, active reserve military manpower.

Land Systems: Tanks (MBT/light), armored fighting vehicles, self-propelled guns, towed artillery pieces, rocket projectors (MLRS).

Air Power: Total aircraft, fighters / interceptors, attack aircraft, trainer aircraft, helicopters, attack helicopters, serviceable airports.

Naval Power: Total strenght, aircraft carriers, frigates, destroyers, corvettes, submarines, patrol craft, mine warfare.

Resources: Oil production, oil consumption, proven oil reserves.

Logistical: Labor force, merchant marine strength, major ports and terminals, roadway coverage, railway coverage.

Financial: annual defense budget, external debt, reserves of foreign exchange and gold, purchasing power parity.

Geographic: Square land area, coastline, shared borders, waterway coverage.

Powers by Region: Africa, Asia-Pacific, Europe, Middle East, North America, South AMerica, Scandinavia.

Miscellaneous: Compare countries, GFP Ranking.

Sources:

www.globalfirepower.com

Italia, depositato disegno di legge per eutanasia

Italia, depositato disegno di legge per eutanasia

Mappa Eutanasia in Europa. Blu: eutanasia attiva legale, Giallo: suicidio assistito legale, Verde: eutanasia passiva legale, Rosso: Nessuna forma giuridica di eutanasia / Ogni forma di eutanasia vietata Nero: situazione giuridica ambigua. © Tietenkin100

In seguito ad un appello lanciato dal Presidente Giorgio Napolitano, dove spiega che “il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita”, Luigi Manconi, presidente Pd della commissione diritti umani del Senato ha presentato un disegno di legge per disciplinare la possibilità di effettuare l’eutanasia in Italia.

Il ddl cancella la responsabilità penale per il personale ospedaliero medico e sanitario che fornisca trattamenti eutanasici su “chiara e inequivocabile” domanda della persona coinvolta, debitamente istruita sui riflessi “sanitari, etici e umani”. Il ddl stabilisce inoltre che a fare richiesta  dell’eutanasia possa essere “solo un soggetto maggiorenne capace di intendere e di volere, salvo che abbia preventivamente nominato un fiduciario, in condizione di infermità che produca intollerabili sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore ai diciotto mesi”.

Prima o poi  termineranno i viaggi della morte nelle cliniche svizzere?

Fonti:

www.tmnews.it

Flaviano Tarducci
Pubblicato su Segnali di fumo – il magazine sui Diritti Umani www.sdfamnesty.org

Amnistia per Sakineh Ashtiani

Amnistia per Sakineh Ashtiani

Per la Vita di Sakineh Mohammadi Ashtiani © Jimmy Baikovicius

 

“Sakineh Ashtiani è stata amnistiata e rimessa in liberta” – afferma l’avvocato italiano Bruno Malattia, che segue la vicenda da anni patrocinando le ragioni di Sakineh al Parlamento europeo assieme al Comitato internazionale contro la pena di morte e la lapidazione. Bruno Malattia sostiene inoltre che “il provvedimento di clemenza è stato adottato ieri in coincidenza con l’anno nuovo secondo il calendario iraniano. L’annuncio è stato dato da Mahamad Javad Larijiani, Segretario Generale del Consiglio Superiore iraniano per i diritti umani, e diffuso dalla stampa governativa del paese”.

La vicenda di Sakineh Ashtiani cominciò nel 2006 con il suo arresto per adulterio. Venne imprigionata nel carcere di Tabriz e condannata a 99 frustate, successivamente Sakineh fu nuovamente processata con l’accusa di mantenere una relazione con il killer del marito e per esser stata complice nell’omicidio. In una sentenza del 2007 la Corte Suprema la condannò alla lapidazione, ma in seguito ad un ricorso l’esecuzione fu posticipata.

L’opinione pubblica mondiale ebbe modo di interessarsi alla causa di Sakineh all’inizio della primavera 2010, quando una mobilitazione internazionale costrinse le autorità iraniane, dopo il susseguirsi di conferme e smentite, a sospendere la sentenza. Da allora sulla vicenda è calato il silenzio, fino all’attesissimo annuncio dell’amnistia e della liberazione di Sakineh diffuso dalla stampa iraniana in coincidenza con l’anno nuovo secondo il calendario iraniano.

Fonti:

http://www.adnkronos.com

Flaviano Tarducci
Pubblicato su Segnali di fumo – il magazine sui Diritti Umani www.sdfamnesty.org

Diritti Umani che aiutano Dittature

Diritti Umani che aiutano Dittature

Eleanor Roosevelt con la versione inglese della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Perché i diritti umani vengono usati come alibi dai dittatori? Il 26 febbraio il Foreign Policy Magazine ha pubblicato un articolo cercando di dare una spiegazione a questa domanda.

Farida Shaheed, esperta delle Nazioni Unite in materia di diritti culturali, ha lanciato una nuova campagna per riportare l’attenzione della comunità internazionale la situazione dell’arte in materia di diritti dell’uomo. Utilizzando una gigantografia del campione statunitense di basket Kobe Bryant su un campo da basket cinese con la scritta “Attenzione. Kobe Bryant potrebbe violare i vostri diritti umani”.

Farida Shaheed ha espresso l’interesse delle Nazioni Unite di portare avanti un progetto con l’obiettivo di verificare quanto pubblicità e marketing influenzano la cultura delle persone a cui si rivolgono e il loro life style. Un’altra iniziativa di Shaheed va contro il “folklorizzare” i diritti culturali delle minoranze. In Vietnam esistono delle comunità che suonano uno strumento tradizionale a percussione chiamato cong. Questo strumento viene oggi suonato “su richiesta” per i turisti e, secondo le Nazioni Unite, questo svilisce di fatto il valore culturale e simbolico.

In realtà il Vietnam ha un governo non democratico che ignora completamente il diritto alla libertà regligiosa, imprigionando quotidianamente monaci e artisti per le loro idee e opinioni. Il vietnam, secondo Robert Abbott ricercatore sui diritti umani in Vietnam per Amnesty International, sta diventando una della più grandi prigioni per difensori di diritti umani del sud-est asiatico.

Pedro Pizano, autore dell’articolo sul Forign Policy Magazine in questione, spiega che “oggi abbiamo un surplus di diritti umani – e sono tutti considerati di uguale importanza. I diritti umani non vanno da nessuna parte. Hanno perso il loro valore.”. Pizano spiega che quando nel 1948 venne firmata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo conteneva 30 clausole. 12 di queste clausole furono sin dall’inizio considerate controverse dagli stati firmatari, per questo si trovò una soluzione politica, un compromesso tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, la creazione di due diversi trattati: il Patto internazionale sui diritti civili e politici, ed il Patto internazionale sui diritti economici e culturali. Ad oggi, gli Stati Unini non hanno ancora rattificato il trattato sui diritti economici e culturali.

Le consequenze di questi trattati sono che, al 2013 erano considerati 673 i diritti umani, rivolti ai diritti individuali, collettivi ed ambientali. La proliferazione dei diritti umani sono uno strumento utilizzato dagli stati non liberali per fare pressione politica. Per esempio, alcuni guppi di attivisti per i diritti umani hanno fatto richiesta di maggior riconoscimento legislativo per i diritti delle donne, delle minoranze indigene, delle persone LGBT, degli anziano e dei disabili. Gruppi per la difesa dei diritti delle donne in Arabia Saudita hanno lottato per ottenere il “diritto di guidare”. Certamente, questi gruppi devono essere difesi e le loro battaglie rispettate, ma non c’è bisogno di creare nuovi trattati o creare nuovi diritti. Gli strumenti tradizionali per la difesa dei diritti umani sono sufficienti. La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo illustra che nessuno può essere discriminato per la sua “razza, colore, sesso, lingua, religione, opinioni politiche, origini nazionali o sociali, proprietà, nascita o altri status”. Non è necessario creare diritti speciali se sei bisessuale, anziano, o una donna disabile che vive in Arabia Saudita, tu hai diritti perché sei un essere umano.

La proliferazione dei dirtti umani permette ai paesi autoritari di ottenere un alibi. Un paese come il Vietnam potrebbe orgogliosamente mostrare al mondo intero di rispettare i diritti umani e culturali delle minoranze poiché permette di suonare ad alcune comunità il loro strumento tradizionale, mentre dall’altra parte non rispetta i diritti umani più fondamentali. Invece l’Arabia Saudita potrebbe sbandierare la concessione della libertà di guidare anche alle donne come un grande passo avanti nel rispetto dei diritti umani, quando in realtà l’Arabia Saudita continua a violare diritti umani basilari.

Quando tutto può essere definito come un diritto umano, il prezzo per la violazione dei diritti è a buon mercato“, spiega Pedro Pizano. I Paesi non democratici si presentano come difensori dei diritti umani per ottenere legittimità politica. La proliferazione dei diritti umani è abusata dalle dittature, diminuendo la chiarezza morale che i diritti umani una volta godevano.

Fonti:

Foreign Policy

United Nations Treaty Collection

Flaviano Tarducci
Pubblicato su Segnali di fumo – il magazine sui Diritti Umani www.sdfamnesty.org