Month: March 2014

Migrador Museum

Il Migrador Museum, primo museo virtuale sull’immigrazione in Italia raccoglie le storie di tanti uomini e donne che hanno scelto l’Italia come Paese di destinazione. Si tratta di un esperimento di comunicazione che parla della vita degli immigrati.

Rudra, ragazzo indiano di Milano, Roland, ungherese fondatore, a Roma, di una società di corrieri in bicicletta, Maryan, figlia di un diplomatico della Somalia fuggita negli anni ’70.

Il progetto parte sul web, ma l’obiettivo è di fondare un museo reale. Martino Pillitteri, mente del Migrador Museum dice che è da 18 anni che vorrebbe realizzare un museo sull’immigrazione in Italia, da quando visitò il museo di Ellis Island a New York.

Migrador Museum

Emigranti europei sbarcano a Ellis Island, New York, nel 1902.

Il materiale raccolto nel sito (www.migradormuseum.it) non è fatto solo di parole. Una galleria fotografica illustra i momenti rilevanti della vita dei migranti, ed è anche chiesto di identificare un oggetto che per loro ha un significato particolare perché portato dal Paese d’origine.

Nel Migrador Museum non si trattano tematiche politiche o ideologie. Lo scopo del museo è di poter mostrare le storie di successo di tutti i migranti che si sono messi in gioco ed hano vinto, per essere fonte di ispirazione e per abbattere gli stereotipi di chi è diffidente e vede l’immigrazione come una influenza negativa sulla società ed economia.

Fonti:
www.romasette.it
www.migradormuseum.it

Flaviano Tarducci
Pubblicato su Segnali di fumo – il magazine sui Diritti Umani www.sdfamnesty.org

Aumenta violenza contro donne aborigene in Canada

Aumenta violenza contro donne aborigene in Canada e il governo come risposta taglia il finanziamento per il database dell’Associazione delle donne aborigene canadesi.

Aumenta violenza contro donne aborigene in Canada

Segnaletica stradale a Mistissini – Canada – che indica lo stop e gli indirizzi in lingua Cree, inglese e francese. ©P199

Canada – Venerdì 7 marzo è stata presentata al Parlamento canadese una relazione parlamentare intitolata “Donne invisibili: un invito ad agire” dove sono elencate 16 raccomandazioni al governo.

Nella relazione persentata dalla Commissione Speciale sulla Violenza Contro le Donne Indigene risulta che i livelli di violenza vissute dalle donne e ragazze indigene stanno aumentando in tutto il Canada.
L’Associazione delle donne native del Canada ha raccolto dati che mostrano che a livello nazionale tra il 1960 e 2010, 582 donne e ragazze aborigene sono state segnalate come disperse o sono state assassinate in Canada. Il 39% di questi casi si sono verificati dopo il 2000.
Non è possibile reperire dati rilevanti sulle violenze in quanto il governo ha tagliato il finanziamento per il database dell’Associazione delle donne native del Canada e le forze di polizia canadesi non sempre raccolgono dati sulla razza e l’etnia.
La relazione ha suscitato sgomento tra le associazioni di difesa dei diritti per le donne indigene perché non raccomanda al governo federale di avviare un’inchiesta nazionale indipendente sulla violenza verso le donne indigene e perché non raccomanda di affrontare la responsabilità della polizia.
L’elevato numero di donne aborigene disperse o assassinate in Canada è preoccupante e l’impatto devastante che queste tragedie hanno sulle famiglie e le comunità canadesi è molto grande.
Il governo ha 120 giorni per rispondere alla relazione pubblicata Venerdì .
Fonti:

Flaviano Tarducci

Pubblicato su Segnali di fumo – il magazine sui Diritti Umani www.sdfamnesty.org

Blogger Truong Duy Nhat condannato a due anni

Truong Duy Nhat, blogger vietnamita residente nella città di Danang, detenuto dal maggio 2013, è stato condannato a due anni di carcere il 4 marzo con l’accusa di “aver abusato delle libertà democratiche violando gli interessi dello Stato…”.

La polizia ha arrestato Nhat a Danang il 26 maggio 2013 dopo aver perquisito la sua casa e sequestrato il suo computer, telefono cellulare, chiavette USB e schede SIM. Alla sua famiglia non è stata data una copia del suo atto d’accusa fino al 25 febbraio, anche se era datata 17 dicembre.

Blogger vietnamita Truong Duy Nhat condannato a due anni

Primo ministro vietnamita Nguyen Tan Dung ©Apple

Nhat ha 50 anni e lavorava per vari giornali controllati dallo Stato fino al 2011, quando si è dimesso per dedicarsi al suo blog che è stato chiuso al suo arresto. Nel suo blog, chiamato “Un altro punto di vista”, Nhat ha spesso criticato il governo e ha chiesto le dimissioni del primo ministro Nguyen Tan Dung e il segretario generale del Partito comunista Nguyen Phu Trong, accusandoli di essere responsabili di ciò che ha descritto come “il caos politico” del Vietnam e la “corruzione incontrollata”. L’accusa di Nhat afferma che le sue opinioni hanno causato nella gente la perdita di fiducia verso il governo e verso il partito comunista.

“Il processo a Truong Duy Nhat è parte dello sforzo futile del governo vietnamita di mettere a tacere la comunità sempre più effervescente di blogger vietnamiti”, ha detto Brad Adams, direttore per l’Asia di Human Rights Watch. “Invece di creare un altro prigioniero politico, il governo dovrebbe rilasciare Truong Duy Nhat e tutti gli altri che sono incarcerati solo per disaccordo con il governo e il partito.”

Le persecuzioni dei blogger in Vietnam non sono nuove, nel 2013 Le Quoc Quan, avvocato difensore dei diritti umani, attivista pro-democrazia e blogger cattolico, venne arrestato con l’accusa di evasione fiscale. Tale sentenza venne condannata da diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani.Secondo l’ultimo indice della libertà di stampa di Reporters Without Borders, il Vietnam è la seconda più grande prigione al mondo per blogger e cittadini della rete, dopo la Cina.

Fonti:
Reporters Without Borders
Human Rights Watch
Arstechnica.com

Flaviano Tarducci

Pubblicato su Segnali di fumo – il magazine sui Diritti Umani www.sdfamnesty.org

Mappa dei Clan Mafiosi in Europa

Proposta dal Corriere della Sera la Mappa dei Clan Mafiosi in Europa

Mappa dei Clan Mafiosi in Europa

Una ricerca dell’Osservatorio Transcrime dell’Università Cattolica di Milano elucida le attività in cui investono le organizzazioni criminali italiane in Europa. Il settore di maggior inflitrazione è l’immobiliare e quello della ristorazione.

Ogni organizzazione criminale ha settori di interesse particolari che sviluppano in Paesi dove il contesto socio-culturale e legislativo sono terra fertile per fare business. In Italia, il ricavo medio complessivo delle attività illegali è di 10,6 miliardi di €, lo 0,7% del PIL, con traffico di droga, estorsioni e usura. Considerando solo il traffico di eroina, in Italia i ricavi sono di 1,4 miliardi di €.

Le mafie italiane prediligono il settore della ristorazione, trasporti, prodotti alimentari, edilizia, attività immobiliari, distribuzione carburanti, energie rinnovabili, compro oro e gioco d’azzardo.
Quanto ai settori, le mafie italiane prediligono quello di bar e ristorazione, edilizia, trasporti, commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, distribuzione carburanti, attività immobiliari, energie rinnovabili, in particolare l’eolico, fino a quelli emergenti come Compro oro e gioco d’azzardo (VLT e slot machines).

Ora che sappiamo dove sono e che business hanno i clan mafiosi, l’arresto e la confisca dovrebbe essere il passo successivo. Per fare questo ci vuole iniziativa europea e locale. Il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti afferma:

Occorre migliorare la cooperazione internazionale e armonizzare leggi e prassi tra i vari Paesi dell’Ue.