Month: June 2014

NATO on Duty interactive map

Down here a screenshot of the interactive map of NATO capabilities.

© NATO

© NATO

From the map you can have access to information about NATO’s capabilities, such as air-, missile- and cyber-defence, special operations forces, precision munitions, maritime surveillance, etc…

From Wikipedia: NATO is a political and military organisation based on the North Atlantic Treaty which was signed on 4 April 1949. The organization constitutes a system of collective defence whereby its member states agree to mutual defense in response to an attack by any external party. NATO’s headquarters are in Brussels, Belgium, one of the 28 member states across North America and Europe, the newest of which, Albania and Croatia, joined in April 2009. An additional 22 countries participate in NATO’s Partnership for Peace program, with 15 other countries involved in institutionalized dialogue programmes. The combined military spending of all NATO members constitutes over 70% of the global total. Members’ defense spending is supposed to amount to 2% of GDP.

If you are interested in this topic, you can check this post about world fire-power: Full Ranked List of Global Firepower 2014.

Here is an interesting PROS and CONS of NATO from wiki.answers.com:

PROS: United we stand, divided we fall.

CONS: Everybody wants to be the boss.

What do you think of NATO as organization, does it facilitate peace or, instead, it is a US tool to gain more international power?

Traditions in Academia

Ok, I will apply for PhD diploma in Helsinki, Turku or Tampere… Mikkeli no, too little place. I want a sword, don’t really care about the diploma 🙂

Pickled Hedgehog Dilemma

Traditions are a part of every culture, from holidays to formalities to how guests are treated.  And of course in academia there are traditions that are unique to countries and continents.  Since I spent several months contemplating going back to graduate school in another part of the world, There are a few of these academic traditions that I have stumbled across that I think are not just really interesting, but make me want to go there for my degree despite being in a program already.

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America Latina: diritti umani sotto scacco

Presidente del Brasile Dilma Rousseff e Pelé.

Presidente del Brasile Dilma Rousseff con Pelé.

La strada per lo sviluppo ed il miglioramento complessivo delle condizioni di vita dei cittadini passa principalmente dal tema dei diritti umani fondamentali. Il più importante, dal quale derivano tutti gli altri, è proprio il diritto all’incolumità ed alla sicurezza personale. Nel continente latinoamericano, dove crisi politiche, sociali ed economiche non mancano, la via verso lo sviluppo sta nella capacità delle istituzioni nazionali e locali di gestire i diritti dei propri cittadini.

I Paesi dell’America Latina vengono riportati spesso sui media europei per il clima di insicurezza in cui vivono generato dai narcotrafficanti, dalla criminalità organizzata e dai guerrilleros. Quello che leggiamo da qualche mese è che lo Stato, che dovrebbe proteggere i suoi cittadini, si trasforma spesso nell’aguzzino. Ciò accade per via di nuove leggi estremamente severe che sono concepite (forse senza intenzionalità) per tutelare la sicurezza dei cittadini, ma che diventando uno strumento di repressione che ledono diritti umani.

La lista di Paesi latinoamericani che non sono in grado di dare garanzie sulla protezione dei diritti umani dei propri cittadini sembra aumentare con l’avvicinarsi del campionato mondiale di calcio.

Messico:

Due settimane fa uno Stato del Messico ha approvato un disegno di legge che consente l’uso di armi da fuoco nel corso di proteste pubbliche. Questo restringerebbe la libertà di espressione e manifestazione. Apparentemente tale legge è stata modificata in seguito alla accese proteste e pare che il nuovo disegno di legge non consenta più l’utilizzo delle armi da fuoco durante il corso di pubbliche manifestazioni.

Brasile:

Dallo scorso novembre il Parlamento brasiliano lavora su una legge anti-terrorismo che, in teoria, dovrebbe fornire uno strumento di protezione da attentati ed atti violenti. Nella pratica, la definizione di terrorismo presentata nel provvedimento è talmente generica che si presterebbe facilmente a punire crimini che non hanno nulla a che fare con il terrorismo. Attivisti per i diritti umani hanno già manifestato grandi perplessità riguardo l’utilizzo che il governo potrebbe fare del provvedimento in occasione di nuove proteste. Se le nuove norme si dovessero applicare, chi compie atti vandalici rischierebbe una reclusione da un minimo di 12 anni fino ad un massimo di 40 anni. La pena minima è superiore alla pena prevista per omicidio.

A tale proposito Amnesty International ha lanciato un appello denominato “dagli il cartellino giallo” nella quale viene chiesto al governo brasiliano di evitare l’uso della forza per contrastare le manifestazioni pacifiche. C’è tempo fino al 2 giugno per firmare l’appello e puoi farlo cliccando qui.

Argentina:

in Argentina esiste già una legge anti-terrorismo che è stata applicata, per la prima volta, per accusare il giornalista Juan Pablo Suárez di sedizione e incitamento alla violenza collettiva contro le istituzioni. A fine 2013 Suarez aveva filmato l’arresto di un poliziotto scioperante da parte di alcuni colleghi. Suarez dopo dieci giorni è stato rilasciato, ma sta affrontando un processo che potrebbe potrebbe portarlo ad una condanna di 12 anni di reclusione.

Ecco il filmato dell’arresto del poliziotto che ha portato Suarez ad essere arrestato a sua volta:

Venezuela:

Da febbraio si portano avanti in Venezuela delle manifestazioni contro il Presidente Nicolas Maduro. Secondo un report dell’organizzazione Human Rights Watch, i manifestanti sono stati vittime di abusi fisici e psicologici tra cui fratture, negazione di cure mediche e minacce di morte o di stupro. Oltre 40 persone sono morte da quando le proteste sono scoppiate.

I casi dei Paesi dell’America Meridionale dimostrano come sia ambigua la strada che alcuni Paesi percorrono per ottenere riforme, sviluppo di beni pubblici e migliore tenore di vita per i propri cittadini. La regione sudamericana sta affrontando una sfida con se stessa ma deve mettere al primo posto i bisogni della gente, vale a dire, il rispetto dei diritti umani.

Fonti:

http://www.animalpolitico.org

http://www.lagranepoca.com

http://www.lapresse.it

www.latinamerica.undp.org

Flaviano Tarducci 01/06/2014

Pubblicato in Segnali di fumo – magazine per i Diritti Umani www.sdfamnesty.org