Articoli

Come cercava nuove idee Thomas Edison?

Thomas EdisonThomas Edison, nato a Milan in Ohio nel 1847, famoso inventore statunitense di origini olandesi, quando aveva bisogno di un’idea nuova, chiudeva le tende del salotto e si sedeva nella poltrona; allungava le gambe e appoggiava le braccia sui braccioli. Posizione perfetta per dormire! In ogni mano Edison teneva un cuscinetto a sfera. Non appena si addormentava, la mano si rilassava facendo cadere i cuscinetti metallici in due vassoi che aveva prima posizionato per terra. Il rumore lo svegliava, in quel momento, tra sogno e realtà, Edison prendeva nota delle idee che gli venivano in mente.

In questo modo Edison approfittava dello stato mentale chiamato ipnagogico, che secondo i neurologi è ricco di onde theta, tipiche dei sogni e delle fantasie. Nell’inconscio non esiste autocensura, durante il sonno l’attenzione si allenta permettendo alle idee di maturare. Durante il sonno le idee sono libere di ricombinarsi tea loro secondo disegni diversi e associazioni imprevedibili, non si sente più lo sforzo e il temo sembra annullarsi.

Advertisements
Il potere del sapere

Il potere del sapere

Parole prese dal blog di Giulia Blisi. Giulia è una scrittrice che incuriosice con il suo stile chiaro, colto e onesto. “Leggere, scrivere e far di conto: del perché l’analfabetismo funzionale fa male anche a te è forse il miglior articolo del mese.

Storicamente, chi detiene il potere ha interesse a far sì che la gente legga e studi il minimo indispensabile: un atteggiamento che non era affatto comune nel dopoguerra, quando mandare i figli a scuola era un vanto e un motivo di grandi sacrifici per i genitori, istruirsi una cosa onorevole e l’ignoranza tutt’altro che un motivo di orgoglio. Quando la gente si istruisce, o prova a istruirsi, legge, si informa, si dà gli strumenti per capire non solo la realtà ma anche le possibili implicazioni delle proprie azioni, la responsabilità è meglio distribuita. Se invece il tuo obiettivo è accentrare, la cosa più furba che tu possa fare è incoraggiare l’ignoranza: celebrarla, glorificarla, farla diventare una condizione aspirazionale, di purezza. E allora dagli con la mistica del rapper che ha imparato all’università della strada, del meccanico con le manazze ruvide che fa sospirare le intellettuali di città annoiate dalla vita moderna, del leghista che non ha studiato ma è uno del popolo, del grillino che legge solo status di Facebook ma si sente migliore dei politici di professione, della mamma – eh, la mamma! – che non ha studiato e non lavora ma è una mamma e quindi capisce tutto. Lo studio diventa una condizione di inquinamento dell’anima, uno stato di progressiva corruzione: più sai, più la puoi impapocchiare a chi non sa. Se sai, diventi parte del sistema che cerca di mettercela in culo a tutti.

Anche la conclusione del suo articolo merita una citazione. Nell’elenco dei suggerimenti per la lettura ci sono libri da riprendere o da leggere per la prima volta.

E pensare che basta così poco. Un libro della madonna (non di Fabio Volo: della madonna!), un articolo al giorno ma scritto bene e documentato meglio, un po’ di fact-checking su un argomento controverso (Wired ne fa di ottimi e in italiano, se tutto il tempo che potresti usare per migliorare l’inglese lo metti nel perculare quello di Renzi), un reportage su un paese in guerra, un articolo scientifico. Senti il tuo cervello che si espande e si contrae per masticare le cose nuove che gli stai dando da mangiare. Rileggi Moby Dick senza saltare le parti sulla caccia alla balena*. Leggi Moby Dick. Leggi Ritratto di signora. Leggi Giro di vite, ma leggilo di giorno ché di sera ti caghi sotto. Leggi Rosemary’s Baby. Leggi tutti gli Harry Potter in fila. Due volte. Leggi tutto John Wyndham, non importa quale. Leggi la serie dei libri da cui è tratto Game of Thrones, no, seriamente, leggili che spaccano, ti ci vuole un anno ma leggili, è un anno speso bene: valgono come un trattato di geopolitica applicata, ma sono molto più goduriosi. Leggi Jeanette Winterson, Augusten Burroughs, E. M. Forster. Non leggere Thomas Hardy, era un deprone, anzi leggilo perché era un deprone sublime. Leggi Edith Wharton. Leggi Kurt Vonnegut. Leggi Tom Robbins, ma quelli vecchi, ché quelli nuovi hanno un po’ perso lo smalto. Leggi Benni, Pratolini, Calvino, Arbasino, Ginzburg, Morante. Leggi le biografie dei musicisti, che sono sempre uno spasso. Leggi The Hunger Games. Leggi i libri che raccomandiamo su The Book Girls, noi li abbiamo letti tutti e se sono brutti te lo diciamo. Leggi, cazzo, è la cosa più bella del mondo. Giuro.

Assistenzialismo

Interessante articolo di Elisa Finocchiaro sull’assistenzialismo:

La Malattia dell’assistenzialismo

Mi ha fatto sorridere leggere di “poverivoi” una ONG africana “che porta aiuti umanitari all’Italia”, un progetto di comunicazione provocatorio in realtà, per il quale all’italiano è offerta la possibilità di essere adottato da un villaggio africano per guarire dai mali della nostra civiltà.

Facciamo un passo indietro. Se ne parla ormai da anni. C’è tutto un mondo, quello delle ONG, delle organizzazioni internazionali, dell’umanitario, della cooperazione allo sviluppo, che è fortemente problematico, deregolato, a volte contraddittorio. Solo alcuni dei problemi: il fallimento delle politiche di aggiustamento strutturale e di numerosi programmi/progetti di sviluppo – che in alcuni casi hanno portato a vere e proprie conseguenze negative, il loro inestricabile legame con le eredità coloniali, il lassismo, la corruzione, l’inefficienza, il mancato rispetto della cultura e dei contesti locali, l’ambiguità dell’aiuto umanitario in contesti d’emergenza e i suoi paradossi, la strumentalizzazione mediatica e talora anche militare degli interventi umanitari – bisognerebbe domandarsi perché si è intervenuti in Libia e non in Darfur o in Rwanda nel 1994…Soprattutto l’aiuto “calato dall’alto” dei programmi di sviluppo, senza indugiare nei casi paradossali per i quali alcuni sacchi di cibo gettati da certi elicotteri erano tragicamente simili a mine antiuomo, successivamente scambiate da bambini per sacchi di cibo, appunto…

Ma insomma, anche se ognuno di questi problemi meriterebbe un libro, ed anche se andrebbero effettuate delle distinzioni tra cooperazione, sviluppo, emergenza, e le impostazioni delle diverse ONG, vorrei riportare l’attenzione su quello che ritengo sia un grosso problema di questo mondo, un problema di ordine culturale, quello dell’assistenzialismo. Un problema che purtroppo non affligge soltanto ONG cristiane e che reclutano volontari – e non professionisti come è per le ONG più autorevoli. Un problema che essendo di ordine culturale, si annida a volte anche nell’animo del più professionale degli operatori della ONG più laica.

Il problema cui alludo ha forse il suoi antenato nelle missioni cristiane, quando con una mano si colonizzava e con l’altra si convertiva, si riportavano i “buoni selvaggi all’ovile”. Chi “aiuta” si eleva dall’ umano al “divino” per operare l’ aiuto sui fratelli da assistere, fratelli di cui è in realtà “padre”. Assistenzialismo, paternalismo e altri atteggiamenti neocoloniali. Rendere l’ altro dipendente dagli aiuti e incapace di provvedere da sé, un’umanità dolente la loro, un quasi divino disumanizzato quello degli operatori, spesso rappresentati come degli angeli. Chi è iperprotettivo nei confronti dei beneficiari dei progetti è spesso una persona che non reputa i beneficiari in grado di cavarsela da soli. La sua percezione di potere aumenta a mano a mano che aumenta quella di sentirsi necessario per queste “povere” persone.

Partire per sentirsi un po’ eroi, quante aberrazioni – di cui pagano spesso le conseguenze i presunti beneficiari dei progetti – provengono da questa inconscia postura. Eroi che a casa magari sono dei signor nessuno e che hanno il terrore di mettersi in discussione. Mi ricordo un ragazzino in Rwanda che gonfiava e sporgeva la pancia e sbatteva le palpebre non appena adocchiava il bianco, per suscitarne la commozione. Ricordo un’ operatrice, che piuttosto che fornire ai beneficiari gli strumenti per cavarsela, si faceva carico di tutti i loro problemi, diventando una sorta di mamma generalizzata, dando il suo numero di cellulare per qualsiasi problema a chiunque, ricevendo telefonate anche nel cuore della notte. Instaurare questo tipo di rapporti significa non reputare l’altro degno di farcela da solo, significa volersi sentire egoisticamente necessari, significa non ritenere l’altro in grado di avere un rapporto umanamente alla pari.

Ma insomma, siamo sicuri che certi personaggi in certi paesi non rappresentino l’ennesimo flagello? Piuttosto allora, che si parta per essere “aiutati” e “adottati”.

Fonte:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/22/malattia-dellassistenzialismo/360036/#disqus_thread

Elenco di Nazioni per Prodotto Interno Lordo secondo il Fondo Monetario Internazionale

Ecco le previsioni di come si classificheranno alla fine di quest’anno le più importanti economie del mondo secondo studi condotti dal Fondo Monetario Internazionale.
Nel grafico blu la lista dei Paesi fatta per valori assoluti mentre il grafico rosso si riferisce al Prodotto Interno Lordo di ciascun Paese a parità dei poteri d’acquisto.

PIL Paesi secondo FMI

PIL Paesi secondo FMI

Link alla pubblicazione in inglese del World Economic Outlook del FMI pubblicato nell’aprile del 2014 (236 pagine).

America Latina: diritti umani sotto scacco

Presidente del Brasile Dilma Rousseff e Pelé.

Presidente del Brasile Dilma Rousseff con Pelé.

La strada per lo sviluppo ed il miglioramento complessivo delle condizioni di vita dei cittadini passa principalmente dal tema dei diritti umani fondamentali. Il più importante, dal quale derivano tutti gli altri, è proprio il diritto all’incolumità ed alla sicurezza personale. Nel continente latinoamericano, dove crisi politiche, sociali ed economiche non mancano, la via verso lo sviluppo sta nella capacità delle istituzioni nazionali e locali di gestire i diritti dei propri cittadini.

I Paesi dell’America Latina vengono riportati spesso sui media europei per il clima di insicurezza in cui vivono generato dai narcotrafficanti, dalla criminalità organizzata e dai guerrilleros. Quello che leggiamo da qualche mese è che lo Stato, che dovrebbe proteggere i suoi cittadini, si trasforma spesso nell’aguzzino. Ciò accade per via di nuove leggi estremamente severe che sono concepite (forse senza intenzionalità) per tutelare la sicurezza dei cittadini, ma che diventando uno strumento di repressione che ledono diritti umani.

La lista di Paesi latinoamericani che non sono in grado di dare garanzie sulla protezione dei diritti umani dei propri cittadini sembra aumentare con l’avvicinarsi del campionato mondiale di calcio.

Messico:

Due settimane fa uno Stato del Messico ha approvato un disegno di legge che consente l’uso di armi da fuoco nel corso di proteste pubbliche. Questo restringerebbe la libertà di espressione e manifestazione. Apparentemente tale legge è stata modificata in seguito alla accese proteste e pare che il nuovo disegno di legge non consenta più l’utilizzo delle armi da fuoco durante il corso di pubbliche manifestazioni.

Brasile:

Dallo scorso novembre il Parlamento brasiliano lavora su una legge anti-terrorismo che, in teoria, dovrebbe fornire uno strumento di protezione da attentati ed atti violenti. Nella pratica, la definizione di terrorismo presentata nel provvedimento è talmente generica che si presterebbe facilmente a punire crimini che non hanno nulla a che fare con il terrorismo. Attivisti per i diritti umani hanno già manifestato grandi perplessità riguardo l’utilizzo che il governo potrebbe fare del provvedimento in occasione di nuove proteste. Se le nuove norme si dovessero applicare, chi compie atti vandalici rischierebbe una reclusione da un minimo di 12 anni fino ad un massimo di 40 anni. La pena minima è superiore alla pena prevista per omicidio.

A tale proposito Amnesty International ha lanciato un appello denominato “dagli il cartellino giallo” nella quale viene chiesto al governo brasiliano di evitare l’uso della forza per contrastare le manifestazioni pacifiche. C’è tempo fino al 2 giugno per firmare l’appello e puoi farlo cliccando qui.

Argentina:

in Argentina esiste già una legge anti-terrorismo che è stata applicata, per la prima volta, per accusare il giornalista Juan Pablo Suárez di sedizione e incitamento alla violenza collettiva contro le istituzioni. A fine 2013 Suarez aveva filmato l’arresto di un poliziotto scioperante da parte di alcuni colleghi. Suarez dopo dieci giorni è stato rilasciato, ma sta affrontando un processo che potrebbe potrebbe portarlo ad una condanna di 12 anni di reclusione.

Ecco il filmato dell’arresto del poliziotto che ha portato Suarez ad essere arrestato a sua volta:

Venezuela:

Da febbraio si portano avanti in Venezuela delle manifestazioni contro il Presidente Nicolas Maduro. Secondo un report dell’organizzazione Human Rights Watch, i manifestanti sono stati vittime di abusi fisici e psicologici tra cui fratture, negazione di cure mediche e minacce di morte o di stupro. Oltre 40 persone sono morte da quando le proteste sono scoppiate.

I casi dei Paesi dell’America Meridionale dimostrano come sia ambigua la strada che alcuni Paesi percorrono per ottenere riforme, sviluppo di beni pubblici e migliore tenore di vita per i propri cittadini. La regione sudamericana sta affrontando una sfida con se stessa ma deve mettere al primo posto i bisogni della gente, vale a dire, il rispetto dei diritti umani.

Fonti:

http://www.animalpolitico.org

http://www.lagranepoca.com

http://www.lapresse.it

www.latinamerica.undp.org

Flaviano Tarducci 01/06/2014

Pubblicato in Segnali di fumo – magazine per i Diritti Umani www.sdfamnesty.org